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Quando giocare fa male

L'Organizzazione mondiale della Sanità ha inserito recentemente nella propria classificazione delle patologie ufficiali anche il "gaming disorder", ovvero la dipendenza da videogiochi. Tra i sintomi e le conseguenze che la identificano ci sono: un mancato controllo sul gioco stesso ed una sempre maggiore priorità data a questo hobby, al punto che viene anteposto alle attività quotidiane ed ai normali interessi della vita. Una continua escalation, che non si arresta nonostante conseguenze negative personali, familiari, sociali, educazionali, occupazionali o in altre aree importanti. Perché questa condizione possa essere considerata come una patologia, il comportamento "a rischio" deve verificarsi continuativamente per 12 mesi, "anche se la durata può essere minore se tutti i requisiti diagnostici sono rispettati e i sintomi sono gravi".

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Vademecum AIFA per dire no alle ''cure miracolose''

''Non ho nulla da perdere a provarlo'' e' l'emblematico titolo del vademecum che l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha realizzato per affrontare il tema, molto complesso, delle cosiddette ''cure miracolose'', ovvero di quei rimedi, al di fuori dei canali della scienza medica, a cui vengono attribuite virtu' eccezionali senza che vi sia alcuna evidenza scientifica a supporto.
''Il ricorso a terapie non sperimentate - spiega Luca Pani, Direttore Generale dell'AIFA - conta numerosi precedenti nella storia, basti pensare al siero di Bonifacio, all'olio di serpente, o simili, anche molto attuali''. ''La naturale propensione dell'uomo a voler credere che esista sempre una panacea per qualsiasi tipo di patologia- sottolinea Pani - e' stata ulteriormente amplificata da quella straordinaria cassa di risonanza che e' Internet''.
Per questo per AIFA ''e' importante far capire ai cittadini la differenza tra il mondo della ricerca, che lavora, seriamente e con passione, per offrire trattamenti realmente efficaci e sicuri, e i venditori di speranze, i 'pifferai magici', che speculano sulla sofferenza della gente''. ''Non ho nulla da perdere a provarlo'', la versione italiana ufficiale della guida per i pazienti realizzata dalla non-profit inglese Sense About Science, e' stata tradotta e adattata dall'AIFA, che ritiene fondamentale mettere a disposizione dei pazienti, in particolare quelli affetti da gravi patologie, degli strumenti che permettano loro di riconoscere i trattamenti basati sulle prove scientifiche da quelli privi di presupposti rigorosi.
La guida fornisce indicazioni concrete su come accostarsi alla enorme mole di notizie di medicina che circolano quotidianamente sui media, per permettere ai lettori di dare il giusto peso alle affermazioni riportate dagli organi di informazione in merito a terapie, nuove scoperte, ecc. Inoltre offre consigli su come valutare i costi finanziari e soprattutto emotivi che molte di queste terapie ''alternative'' spesso comportano e su come prendere una decisione in merito, mantenendo spirito critico ed equilibrio e resistendo alle pressioni che arrivano anche dal proprio nucleo familiare e dagli amici.
Il vademecum illustra nel dettaglio e in modo semplificato il funzionamento delle sperimentazioni cliniche, del processo di sviluppo dei farmaci e del monitoraggio dei medicinali che segue la loro immissione in commercio. Parallelamente viene offerto al paziente un ampio ventaglio di fonti autorevoli e testi divulgativi, per avvicinarlo ai temi medico-scientifici fornendogli la possibilita' di conoscere le esperienze analoghe maturate da altre persone che si sono trovate nella stessa situazione. La pubblicazione e' disponibile online sul sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco, dove e puo' essere consultata e scaricata.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)